Disturbi del comportamento alimentare
Disturbi del comportamento alimentare: quanto sono diffusi in Italia e come riconoscerli
15 marzo – Giornata Mondiale del Fiocchetto Lilla
Il 15 marzo si celebra la Giornata Mondiale del Fiocchetto Lilla, dedicata alla sensibilizzazione sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA), spesso chiamati anche disturbi del comportamento alimentare (DCA).
Questa ricorrenza rappresenta un momento importante per accendere i riflettori su un fenomeno sempre più diffuso, che coinvolge milioni di persone e che può avere conseguenze profonde sulla salute fisica e psicologica.
Parlare di disturbi alimentari significa superare pregiudizi e semplificazioni: non si tratta di “cattive abitudini” o di una semplice relazione difficile con il cibo, ma di patologie complesse che richiedono attenzione, ascolto e un approccio multidisciplinare.
Disturbi alimentari: quanto sono diffusi in Italia
Secondo i dati del Ministero della Salute, in Italia oltre 3–3,5 milioni di persone soffrono di un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione, pari a circa il 5–6% della popolazione.
Il fenomeno riguarda prevalentemente il sesso femminile, che rappresenta circa il 90% dei casi, ma negli ultimi anni si registra un aumento anche tra i ragazzi e tra gli uomini.
Negli ultimi vent’anni i numeri sono cresciuti in modo significativo: si è passati da circa 300.000 casi a oltre 3 milioni, con un incremento particolarmente evidente dopo la pandemia.
Un dato che preoccupa riguarda anche l’età di insorgenza, che si sta progressivamente abbassando: oggi i disturbi alimentari possono comparire già in preadolescenza e, in alcuni casi, anche tra gli 8 e i 9 anni.
Un fenomeno in aumento
Già circa quindici anni fa si stimava che due milioni di giovani soffrissero di disturbi alimentari. Su 100 adolescenti, circa 10 presentavano un disturbo alimentare, mentre 1-2 casi erano forme gravi (Dalla Ragione, 2005).
Studi successivi indicavano una prevalenza dello 0,2%–0,8% per l’anoressia nervosa e tra l’1% e il 5% per la bulimia.
Anche a livello internazionale si osserva un aumento significativo. In Gran Bretagna, ad esempio, tra il 2005 e il 2013 si è registrato un incremento del 34% dei ricoveri per disturbi alimentari.
La pandemia da Covid-19 ha ulteriormente aggravato la situazione, con un aumento stimato dei casi tra il 30% e il 35%.
Cosa sono i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione
I disturbi alimentari non riguardano soltanto il cibo.
Si tratta di condizioni complesse che coinvolgono emozioni, pensieri, autostima e percezione del proprio corpo. Sono caratterizzati da comportamenti disfunzionali legati all’alimentazione e spesso accompagnati da una preoccupazione intensa per il peso e l’immagine corporea.
Alla base di questi disturbi possono esserci diversi fattori psicologici, tra cui difficoltà nella gestione delle emozioni, bassa autostima, bisogno di controllo, ansia o depressione, eventi stressanti o traumatici.
In molti casi il cibo diventa un modo per gestire il disagio emotivo, compensare sentimenti di inadeguatezza o ristabilire una sensazione di controllo. Il comportamento alimentare rappresenta quindi spesso solo la punta dell’iceberg, mentre sotto il sintomo si nasconde una sofferenza più profonda.
I disturbi alimentari più comuni
Anoressia nervosa
È caratterizzata da una restrizione significativa dell’assunzione di cibo, accompagnata da un’intensa paura di ingrassare e da una percezione distorta del proprio corpo. La persona può percepirsi in sovrappeso anche quando è sottopeso. La durata media della malattia è di circa 8 anni.
Bulimia nervosa
La bulimia si manifesta con episodi ricorrenti di abbuffate, seguiti da comportamenti compensatori come vomito autoindotto, uso improprio di lassativi ed esercizio fisico eccessivo. La durata media è di circa 5 anni.
Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating)
È caratterizzato da episodi di abbuffate ricorrenti senza comportamenti compensatori. Spesso è associato a sentimenti di vergogna, senso di colpa e perdita di controllo durante l’episodio.
Disturbi alimentari sottosoglia
Esistono anche forme meno evidenti ma comunque clinicamente rilevanti, come restrizioni croniche dell’alimentazione, alimentazione emotiva e comportamenti ossessivi legati al cibo o al peso.
Oggi la diagnosi non si basa esclusivamente sul peso corporeo, ma su un insieme di comportamenti, pensieri e vissuti psicologici. Il DSM-5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) include inoltre altre condizioni come pica, disturbo da ruminazione e disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo (ARFID).
Fattori di rischio
I disturbi alimentari non hanno una causa unica, ma derivano dall’interazione di più fattori.
Fattori biologici
Predisposizione genetica e alterazioni neurochimiche. Le donne con parenti affette da anoressia nervosa hanno una probabilità 11,4 volte maggiore di sviluppare lo stesso disturbo, mentre per la bulimia il rischio è 3,7 volte superiore.
Fattori psicologici
Perfezionismo, insicurezza, difficoltà relazionali e bassa autostima.
Fattori sociali e culturali
Pressione estetica, modelli irrealistici di bellezza e idealizzazione della magrezza.
Fattori familiari
Dinamiche relazionali complesse, difficoltà nella comunicazione emotiva, conflittualità o evitamento del conflitto.
Campanelli d’allarme
Riconoscere precocemente alcuni segnali può permettere un intervento più tempestivo ed efficace.
Tra i principali campanelli d’allarme troviamo: cambiamenti improvvisi nel peso, ossessione per calorie, dieta o esercizio fisico, evitare i pasti in compagnia, rituali alimentari rigidi, mangiare di nascosto o nascondere il cibo, chiudersi in bagno dopo i pasti, sbalzi d’umore e irritabilità, isolamento sociale, senso di colpa dopo aver mangiato.
Molte persone non percepiscono la gravità della situazione e spesso sono familiari o amici a notare i primi segnali.
È possibile guarire?
Sì. Le evidenze cliniche dimostrano che la guarigione è possibile.
Per quanto riguarda l’anoressia nervosa, il 46% guarisce completamente, il 33% migliora e il 20% sviluppa forme croniche. Per la bulimia nervosa, il 45% guarisce completamente, il 27% migliora significativamente e il 23% resta cronica.
Il trattamento richiede spesso la collaborazione di più professionisti: psicologo o psicoterapeuta, medico, dietista o nutrizionista e psichiatra, quando necessario.
Secondo la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, un intervento precoce e multidisciplinare, soprattutto nei giovani, è fondamentale. L’obiettivo non è solo normalizzare l’alimentazione, ma lavorare sulle cause profonde del disagio, rafforzare l’autostima e sviluppare strategie sane di gestione emotiva.
Un messaggio per il 15 marzo
I disturbi del comportamento alimentare non sono una scelta, né un capriccio, né una fase passeggera. Sono malattie complesse, che possono avere un impatto importante sulla salute fisica e psicologica, ma sono curabili.
Chiedere aiuto non è un segno di debolezza: è il primo passo verso la guarigione.
Se si sospetta la presenza di un disturbo alimentare è importante rivolgersi a professionisti qualificati, per una valutazione approfondita e un percorso terapeutico adeguato.
In VMedical sono attivi percorsi dedicati che prevedono il coinvolgimento di diverse figure professionali, tra cui dietista e psicologa specializzata, con l’obiettivo di offrire una presa in carico globale della persona e costruire un percorso terapeutico personalizzato ed efficace.